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Devo usare ancora i biglietti da visita?

Non sono mai stato tra i suoi fan. Anzi, peggio: la giudicavo un’usanza “preistorica” in questi tempi di Facebook, Linkedin ed email. Ma l’altro giorno mi è venuto il dubbio che forse l’arretrato sono io.

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É cominciato tutto quando un neolaureato (giovane, nativo digitale e con diverse esperienze all’estero ecc.) mi ha detto: “Non hai i biglietti da visita?”. E, alla mia obiezione, “Ma si usano ancora i biglietti da visita?!?”, ha risposto: “Scherzi? Certo e Tantissimo! Anche il mio professore quando va agli incontri li prende, li archivia e, se poi ha bisogno persone con competenze specifiche, cerca tra i biglietti da visita lì in mezzo “.

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E’ stato una specie di percorso a step. Step 1: “sbaglia”. Step 2: “beh, però, in effetti, anche solo qui sulla scrivania ne ho diversi”. Step 3: “devo approfondire”. Step 4: “accidenti, il ragazzo forse ha ragione”.
Ebbene sì, dopo qualche ricerca, ho dovuto ammetterlo: alla faccia della rivoluzione digitale, il malefico rettangolino continua tranquillamente a circolare, per motivi professionali e non, in Italia come in tutto il mondo.

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In USA girano persino gli inviti (agli eventi) con la scritta: “Make sure to bring lots of business cards” (portatene un bel po’). E, ancora più importante, a quanto pare neppure i peggiori nemici della cellulosa riescono (tutt’ora) a farne a meno ed usano i biglietti da visita in pvc.

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Basta leggere L’articolo pubblicato poche settimane fa da Joanna Stern, la personal tech columnist del “Wall Street Journal”. Il titolo è inequivocabile: “I biglietti da visita non si possono uccidere”. Il sottotitolo è un’ammissione: “La ricerca non ha trovato alternative elettroniche valide”.

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E l’attacco è amara rassegnazione. Dice più o meno: “Come fanno le menti più tecnologiche del pianeta a scambiarsi i contatti oggi? Si scambiano i biglietti da visita. E la sola cosa peggiore di scambiarsi i biglietti da visita è non esserne muniti e non averli in tasca”.

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Step 5: “all’orizzonte non c’è alcun timore d’estinzione”. Step 6: “bisogna munirsi di biglietti da visita”. Sul web proliferano i consigli per “fabbricarli da se” con una stampante (digitate “biglietti da visita” su un qualsiasi motore di ricerca per credere) e siti che ne vendono a tutti i prezzi e per tutti i gusti (in alluminio, trasparenti e con scritte dorate o in argento).

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E la bella notizia e che rispetto al passato, si sono moltiplicate le possibilità di personalizzarli e colpire. Step 7: “attenzione però a non colpire troppo forte“.
Con il suo straordinario biglietto da visita Chen Guangbiao, il tycoon cinese che qualche mese fa voleva comperare il “New York Times”, di certo ha evitato il rischio di passare inosservato.

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Missione quasi impossibile con ben 11 i titoli a fianco al proprio nome che vanno da niente meno che “Persona più influente della Cina” a “Più carismatico filantropo della Cina”, passando attraverso “Leader Morale della Cina” (roba da far impallidire i nostri elenchi di dott.ing.arch.cav.del lav).

Quindi direi che hanno i VIP hanno bisogno di un buon biglietto da visita!

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